Come conservare le foglie per l’ecoprint

Siamo in autunno, cominciano a cadere le prime foglie e sorge spontanea la domanda: come conservare  le foglie per fare l’ecoprint anche in inverno?
Per le ecoprinters questa è la stagione migliore per stampare, perché  le foglie sono arrivate al massimo del loro contenuto in tannino e pigmento. E’ proprio in base all’enorme quantità di tannino presente in questo periodo, che le piante, infatti, riescono a sopravvivere anche in condizioni climatiche estreme.

Le foglie però, ora, su alcuni rami, cominciano a  seccare .
Cosa fare allora ? È questo il momento di far rifornimento.

SUGGERIMENTO
Appena avete raccolto le vostre foglie, soprattutto  quelle più amate da ciascuno, mettetele, così  come sono, in una bustina trasparente, quelle per gli alimenti  andranno benissimo e scriveteci sopra il nome della qualità della foglia.
Fatto ciò, congelatele.

foglie congelate per l'inverno

Le foglie tra loro, non si attaccheranno, ma saranno disponibili appena tirate fuori dal congelatore, pronte all’uso, come fossero fresche, solo dopo qualche minuto.
Non è  una notizia  fantastica ? Io  appena sperimentato questo metodo, ne sono rimasta affascinata.
Uso questo metodo tutto l’anno, per la provvista di foglie che non riesco a trovare nella mia città  o che mi rimangono scomode da raccogliere, perché ad esempio, molto lontane da casa.
In realtà,  bisognerebbe stampare in ecoprint  con le foglie del proprio  habitat ma a volte ci si innamora proprio della stampa di quella foglia che non si ha a disposizione.
Come si dice  quel che è  più  proibito è  anche più  desiderato…
A volte infatti, capita proprio così  con le foglie che non si hanno a disposizione !

Ho provato però poi, anche il metodo del sottovuoto .
Eliminando l’aria e sigillando ermeticamente  , o quasi, le foglie, possono conservarsi.

Come conservare le foglie per l'ecoprint
Conservazione sottovuoto

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Piante tintorie per ecoprint

In Italia, abbiamo una vasta biodiversità di piante tintorie, sia  per fare  ecoprint che per tingere.
Chi mi conosce, sa che abito a Roma.
Questa città, nonostante la sua sempre crescente espansione edilizia, rappresenta uno degli agglomerati urbani, con un sistema di aree verdi più sviluppato a livello Europeo.
Ho anche saputo che Roma è l’unica città italiana a essere annoverata nella top 20 delle più verdi al mondo. Questo secondo uno studio che ha analizzato le 50 aree urbane più green.
Grande soddisfazione quindi per chi, come me ama riempirsi gli occhi della bellezza dei nostri giardini urbani e della natura in genere.

E’ interessante sapere infatti, che esiste  in natura, una stupefacente varietà di piante che per millenni sono state usate per ricavarne coloranti naturali.
Le piante coloranti del resto, hanno avuto moltissima importanza nella storia economica e politica.
Erano utilizzate per la colorazione dei tessuti e  intorno a questa pratica raffinata e complessa si sviluppava un’economia fiorente.
Poi con l’avvento dei colori sintetici , il loro uso è andato scemando.  Infatti ciò portò i Maestri tintori, ahimè, all’abbandono definitivo dei loro piccoli laboratori.
Negli ultimi decenni però, ha nuovamente acquistato importanza e interesse, legato agli aspetti qualitativi della vita. Riscoprire le antiche tradizioni oggi infatti,  suscita vivo interesse e in particolar modo quello della tintura naturale.
Le piante tintorie, sono quindi, a mio parere e non solo, una validissima alternativa ai coloranti chimici.

CARATTERISTICHE DEI VEGETALI
La brillantezza e le varie tonalità dei colori , ottenuti dalle piante, sia per quanto riguarda la tintura che l’ecoprint, le otteniamo dalle caratteristiche di ogni singola specie. E’ molto importante quindi,  conoscere le piante, sia quelle che tingono che quelle che stampano. A volte le due cose però non coincidono, come avviene ad esempio nella foglia di fico.
Inoltre una stessa foglia, può dare risultati diversi a secondo del tessuto utilizzato, vegetale o animale.

stampa su fibre vegetali e animali
Ogni pianta infatti ha il suo principio tintorio, ma non tutte quelle della stessa specie tingono o stampano allo stesso modo. Questo perché ogni vegetale ha un proprio rapporto individuale con la terra e la luce del sole.
Ecco perché non riusciremo mai a replicare esattamente lo stesso lavoro e proprio per questo infatti, avremo sempre capi unici. Leggi tutto “Piante tintorie per ecoprint”

Ecoprint con cottura in acqua

Certamente tutti o quasi sapete che l’ecoprint può essere fatto con la cottura in acqua o a vapore.
Oggi vi parlo dell’ecoprint con cottura in acqua.
La prima volta che ho conosciuto l’ecoprint, in un corso con Irit Dulman nel 2012 ho cotto in acqua i miei fagotti.
Da allora per lungo tempo ho utilizzato questa tecnica, sia per i miei tessuti che per la stampa  su carta.

poncho con cottura in acqua

La resa è sorprendente  perché  sul tessuto, all’apertura del rotolo, si individuano mille nuance.
Sicuramente un ecoprint diverso da quello in cui si utilizza la cottura a vapore, ma di questo vi parlerò prossimamente in un altro articolo.
In acqua in genere uso mettere per la cottura, foglie avanzate, raccolte per la stampa, anche quelle che nei giorni precedenti magari, si sono seccate.

SUGGERIMENTO:
Aggiungo sempre a queste foglie in pentola, foglie di eucalipto, perché  ricche di tannini in modo da  poter così aiutare le altre foglie a spingere fuori i loro pigmenti ed anche perché  emanano il loro buonissimo profumo balsamico. Se poi non avete a portata di mano le sue foglie, potete aggiungere una punta di cucchiaino di tannino in polvere! Leggi tutto “Ecoprint con cottura in acqua”

Iperico : ecoprint e tintura naturale

Uno dei regali più belli della mia montagna, è l’iperico che io raccolgo e uso sia per l’ecoprint che per la tintura naturale. Questo perché sono affascinata dalle incredibili potenzialità tintorie delle piante spontanee.

raccolta iperico

In genere cresce allo stato selvatico, ma è coltivato anche come pianata ornamentale. lo troviamo incolto nelle radure, lungo le strade e i fossi e poiché si riproduce facilmente, può essere considerata una pianta infestante.
Oggi l’iperico è  diffuso in tutta Italia,  dal mare fino ai 1600m.
Infatti nella “mia montagna” lo trovo abbondante nel periodo estivo fino a settembre. Se strofiniamo i fiori e le foglie tra le mani, noteremo che ci macchiamo di rosso. Questo perché esce il tipico colore dell’olio essenziale di questa meravigliosa pianta. Meravigliosa perché ha molteplici funzioni. Infatti oltre ad avere proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti su ferite, cura gli eritemi, le piaghe e le ustioni.
Secondo il linguaggio dei fiori l’iperico è una delle piante protagoniste della festa di S. Giovanni ed ha innumerevoli credenze mistiche.

Io in questo post, voglio parlarvi del suo uso in ecoprint e in tintura naturale. Leggi tutto “Iperico : ecoprint e tintura naturale”

Ecoprint nel feltro e nuno feltro

Molti conoscono ormai l’ecoprint, ma non la tecnica del feltro e nuno feltro.

Il feltro lavorato ad acqua e sapone è un’attività coinvolgente che stimola la creatività e la manualità a vari livelli, permettendo un benefico contatto con materiali naturali. È una esperienza  sensoriale, molto adatta sia per gli adulti che per i bambini.

Questo il mio primissimo lavoro in feltro realizzato in un corso con la bravissima e simpaticissima Ruth Bucci Baumer. Uscii così contenta e soddisfatta da quel corso che mi innamorai perdutamente del feltro, così come ora lo sono dell’ecoprint.

sedia lavorata in feltro ad acqua

La tecnica prevede la stesura della lana, come a voler ricreare una trama e un’ ordito. Inizialmente in fase di lavorazione la mano deve essere leggera, proprio come se si stesse accarezzando un neonato. Poi nelle fasi successive  le mani si muoveranno con più  energia e forza.
Con i vari step, massaggio, rullaggio e  follatura andremo a creare un tessuto morbido ma termoisolante, infatti il feltro è  il miglior isolante naturale.
Il processo di lavorazione  è  irreversibile, tanto che una volta terminata la lavorazione è  pressoché  impossibile  inserire altre fibre se non con la tecnica ad ago.
Si usano infatti per ottenere ciò, degli aghi appositi, con cui si possono realizzare, dalle piccole cose a delle vere e proprie  sculture.
Un’esperta del feltro ad ago che vi consiglio di seguire è la bravissima Anna Esposito.

Il nuno feltro  invece, il cui nome deriva dalla parola giapponese “nuno” che significa tessuto/panno, si ottiene manipolando lana e tessuti naturali. Quindi  seta, cotone, canapa, anche in fibre, o tessuti naturali a trama larga, combinati insieme, creeranno una serie di texture particolari e uniche.
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