Foglie di kiwi in ecoprint

Le foglie di kiwi sono tesori verdi spesso trascurati rispetto al delizioso frutto perché oltre ad essere parte integrante della pianta di kiwi, sono una fonte di meraviglie inesplorate.
Hanno infatti,  una vasta gamma di caratteristiche, curiosità e applicazioni sorprendenti.
In questo articolo oggi, esploreremo tutto ciò che c’è da sapere sulle foglie di kiwi, incluso, chiaramente,  il loro utilizzo nella tecnica dell’ecoprint su tessuti, che forse qualcuno non conosce ancora.

CARATTERISTICHE DELLA PIANTA

La pianta di kiwi, appartiene alla famiglia delle Actinidiaceae.
Il genere Actinidia, di cui il kiwi fa parte, comprende oltre 60 specie.
Infatti nel mondo esistono diversi tipi di kiwi, e l’Italia è ben il secondo produttore mondiale dopo la Cina.
E’ una pianta originaria dell’Asia orientale, in particolare delle regioni montuose della Cina, del Tibet e dell’Himalaya.
Il kiwi era originariamente conosciuto come “mihoutao” in Cina, che significafogli letteralmente “pesca della scimmia”. Questo nome deriva dalla somiglianza appunto, dei frutti, alla peluria della pelle di una scimmia.

foglia di kiwi

CARATTERISTICHE DELLE FOGLIE DI KIWI

Le foglie, sono conosciute per la loro forma tondeggiante e molto spesso per la forma a cuore.
 Il colore verde brillante e la superficie leggermente pelosa  fa si che diano una sensazione leggermente vellutata al tatto.
Hanno una consistenza spessa e cerosa che aiuta a preservare l’umidità, adattandosi perfettamente all’ambiente umido in cui crescono le piante di kiwi.
Sono foglie palmate, composte da cinque o più lobi, con venature che si irradiano dal centro verso i margini.
Questa struttura unica rende le foglie di kiwi una scelta interessante per l’ecoprint, in quanto catturano bene i dettagli e le sfumature delle venature durante il processo di stampa.

Foglia di kiwi in ecoprint

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Sambucus Ebulus

Il Sambucus Ebulus, noto anche come ebbio, è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Adoxaceae.
Vorrei in questo articolo esplorare a fondo questa pianta insieme a voi, per poterla poi riconoscere e scoprire così le sue peculiarità.
Cresce spontaneamente in molte parti del mondo, ma spesso è confuso con il più noto Sambucus Nigra, il sambuco nero.
E’ una pianta che potenzialmente potrebbe essere tossica se consumata in grandi quantità e se ingerita.

RICONOSCIMENTO DEL SAMBUCUS EBULUS:
Il Sambucus Ebulus è un arbusto perenne che cresce comunemente in aree boschive, siepi e terreni incolti.
Ecco alcuni tratti distintivi che ti aiuteranno a riconoscerlo:

Foglie: Le foglie del Sambucus Ebulus sono alterne e composte, con foglioline seghettate e piccioli lunghi. Sono di colore verde scuro e possono variare in dimensione a seconda dell’età della pianta.
Raccogliendole, emanano un odore forte e particolare, per il mio gusto, un poco sgradevole.

Fiori: I fiori sono piccoli, bianchi e presentano un’ombra, con un caratteristico odore dolciastro. Fiorisce in primavera e all’inizio dell’estate.

Frutti: I frutti sono simili a piccole bacche di colore rosso scuro a maturità.

Fusto e Radici: Il fusto è eretto e ramificato, come anche le radici sono legnose e ramificate.

sambucus ebulus foglie

 

CURIOSITA’ SUL SAMBUCUS EBULUS     

Utilizzo Storico: Il Sambucus Ebulus è stato utilizzato sin dall’antichità per le sue proprietà tintorie. Le sue bacche ei suoi fiori venivano impiegati per creare pigmenti naturali e servivano per la preparazione di inchiostri.
Soprattutto le bacche erano utilizzate come tintura (citata persino da Virgilio). Io invece, non preferisco usarle.

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La camelia

La camelia, con i suoi fiori delicati e le foglie lucenti, risulta essere, a mio parere, un tesoro nel mondo della flora.
Infatti questo arbusto sempreverde, noto per le sue splendide fioriture e la sua storia affascinante, è una pianta che merita di essere esplorata sotto molteplici aspetti.
Basti pensare che alcune sue specie, sbocciano in pieno inverno, una caratteristica che le ha valso il soprannome di “Camelia di Natale”.
In questo articolo, vi parlerò delle sue caratteristiche distintive, scopriremo alcune curiosità affascinanti e approfondiremo il loro uso in ecoprint sui tessuti.

LA CAMELIA. ELEGANZA NATURALE NEI GIARDINI E NELL’ ECOPRINT 
Vi do una piccola anticipazione della sua stampa su tessuto con questa bella foto.
Il tessuto è stato realizzato da una allieva durante i miei corsi di ecoprint.

Stampa con fiore e foglie di camelia
Stampa con fiore e foglie di camelia

Che ve ne pare ? Io la trovo molto interessante !

Ne esistono circa 900 specie, tra quelle catalogate e quelle non identificate.
Hanno varie forme, ma perlopiù una forma geometrica e a spirale.
In primavera ci regalano uno spettacolo unico con i loro fiori spesso di colori che vanno dal bianco puro, al rosa intenso e al rosso acceso.

Camelia in fiore

ALCUNI APPROFONDIMENTI SULLA CAMELIA

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Ecoprint e riciclo nell’economia circolare

Dove si incontrano l’ecoprint e il riciclo nell’economia circolare ?
Inizio subito questo articolo, con una domanda,  ancor prima di darvi il bentrovati !
Io penso, ormai da molti anni, che l’ecoprinting e il riciclo, dimostrano, che la creatività può essere un motore, per avere un cambiamento positivo nel nostro pianeta.
Durante l’estate ho fatto tante riflessioni su questo argomento e come spesso accade, le deduzioni sono, per me, sempre le stesse: usare tessuti o oggetti riciclati come base per l’ecoprinting è un modo per unire l’arte alla sostenibilità.
A questo punto, un vecchio lenzuolo può diventare una creazione botanica, molto particolare.
Ricercando tra le mie foto, infatti, mi è apparso un cappello, realizzato, appunto, utilizzando un vecchio lenzuolo che aveva al tatto, una mano morbida e adatta all’uso.
Certamente le varie tecniche, tra cui gli inchiostri naturali, l’ecoprint e il cucito, lo hanno trasformato.  Nasce però, come vi dicevo,  da un vecchio lenzuolo, che ho mordenzato appositamente.

Ecoprint e riciclo

Il mio approccio al consumo, da quando stampo con le piante e tingo con i colori naturali, devo dire che è cambiato !

RICICLO CREATIVO : TRASFORMARE IL VECCHIO IN NUOVO

Stampare foglie e fiori su materiali riciclati, ad esempio come carta o cartone, può trasformare il comune, in qualcosa di straordinario.
Uno dei miei consigli infatti, è proprio quello di trasformare il vecchio in nuovo.
Trasformiamo allora vecchie magliette o vecchi tessuti in borse, cercando di reinventare gli oggetti e i materiali esistenti.
Possiamo così trasformare una sedia vintage, in un capolavoro tutto nostro, oppure rivestire una vecchia lampada e creare un’atmosfera tutta particolare.

Nella foto qui sotto ho dato nuova vita a un vecchio centrino, stampando una gerbera in ecoprint.
Solo così riusciremo a ridurre i rifiuti, dando vita a pezzi unici con una storia sicuramente, tutta da raccontare.

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Annatto

Ciao a tutte voi che mi seguite, oggi è l’ultimo articolo prima delle vacanze estive e vi parlerò dell’Annatto.
Lo conoscete ? E’ una pianta tropicale e da tempo immemorabile, i suoi semi, sono utilizzati sia per uso culinario sia come tintura per i tessuti.
In questo articolo, esploreremo quindi, l’habitat dell’annatto, il processo di tintura e di stampa sui tessuti e alcune curiosità affascinanti su questa pianta così versatile.

HABITAT E DESCRIZIONE DELL’ANNATTO
 Il nome scientifico Orellana deriva da Francisco de Orellana (1511–1546), un esploratore spagnolo che aveva preso parte a numerose spedizioni nel Nuovo Mondo, è infatti una pianta ricca di storia e tradizione.
Conosciuta anche come Bixa orellana, è un albero arbustivo originario dell’Amazzonia, appartenente alla famiglia delle Bixaceae.
Questa pianta offre un colore giallo-arancio brillante in tintura e una simpaticissima impronta in ecoprint.

La pianta è caratterizzata da fiori rosa con foglie a forma di cuore di colore verde intenso e da venature a volte rossastre, mentre i suoi frutti a forma di capsule contengono semi avvolti in un rivestimento rosso-arancio.
I frutti, chiamati baccelli, sono rossi con un interno giallo.
Quando il frutto è maturo, si spacca a metà e all’interno ci sono circa 50 semi.
Nei paesi di lingua spagnola l’annatto è denominato “Achiote” mentre in Brasile è chiamato “Urucum” .
E’ originario delle regioni tropicali dell’America Centrale e del Sud come il Messico.  Soprattutto però oggi, lo producono e lo esportano il Brasile e il Perù.
La pianta cresce bene in climi caldi e umidi e in terreni ben drenati.

Semi di annatto
Semi di annatto

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